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INFO

  • Voce e corpo narrante - Marzia Ercolani
  • Musiche originali e sonorizzazioni - Stefano Scarfone
  • Mese en espace - Marzia Ercolani
  • Collaborazione artistica - Alessandra Cristiani
  • Foto - Matteo Nardone, Carlotta Tucciarone

TEASER

Teatro sociale

I colori maturano la notte

Adattamento liberamente tratto da “L’altra verità: Diario di una diversa” di Alda Merini

“Il diario di una diversa è una ricognizione, per epifanie, deliri, nenie, canzoni, disvelamenti, apparizioni, di uno spazio, un luogo in cui irrompe il naturale inferno dell’essere umano. Dentro il manicomio tutto è sacro, reca in sé una sconvolgente volontà di significato, è ustionato e consacrato un destino. Quello spazio è insieme chiuso e spalancato. Grazie alla “Parola” poetica, Alda non è mai stata esclusa dal colloquio con ciò che apparentemente è muto e sordo e cieco; la vocazione salvifica della parola fa sì che il deforme sia insieme se stesso e la più mite, indifesa e inattaccabile perfezione della forma. Solo angeli e demoni parlano lo stesso linguaggio.”

(Giorgio Manganelli)

Alda Merini ci accompagna, con la sua ironia e la sua schiettezza, tra note poetiche e diari, nei padiglioni psichiatrici che sono stati la sua casa per lunghi anni. Ci presenta reparti infernali, luoghi di tortura, allucinazioni, amori innocenti, ossessioni, dannati senza colpa, mancanza d’amore e visioni di morte, solitudini e lucide ribellioni, dolci amicizie e brutali distacchi. Incontreremo il suo io di donna straziato, la sua dignità schiacciata e quella di molti degenti. Con i suoi occhi vedremo l’altra verità di una diversa tra i diversi. Assieme al compositore e chitarrista Stefano Scarfone intrecciamo voce, suono e melodie per restituire l’anima della grande poetessa, per attraversare, come degenti, come artisti quella “Terra Santa” nella quale il sistema degli uomini sani ha appositamente confinato il libero pensiero, i poveri, le anime poetiche, l’intelligenza incorruttibile e le solitudini diverse, per annientare ogni traccia di una vita che rifiuta omologazione e controllo.
Terra santa luogo di storie nascoste, di istituzionalizzazioni e ospedalizzazioni, luogo che ha rappresentato la didascalica truce applicazione del potere che struttura le gerarchie umane, luogo il cui sistema segreto e interno è velatamente applicato tutt’oggi ad ogni categoria sociale.

Marzia Ercolani

“Anche la follia merita i suoi applausi…” A. Merini

Drammaturgia

“Ero matta in mezzo ai matti. I matti erano matti nel profondo, alcuni molto intelligenti. Sono nate lì le mie più belle amicizie. I matti son simpatici, non così i dementi, che sono tutti fuori, nel mondo. I dementi li ho incontrati dopo, quando sono uscita.”
***

Le mie impronte digitali
prese in manicomio
hanno perseguitato le mie mani
come un rantolo che salisse la vena della vita,
quelle impronte digitali dannate
sono state registrate nel cielo
e vibrano insieme
ahimè
alle stelle dell’Orsa maggiore.

***

“Dio! Che cosa successe dentro l’anima nostra! Fu uno sciamare di vestaglie azzurre verso l’alba. Scesi in giardino di corsa, mi inginocchiai davanti ad un pezzetto di terra e la bevvi con una fame primordiale. Amo i colori, tempi di un anelito inquieto, irrisolvibile, vitale, spiegazione umilissima e sovrana dei cosmici “perché” del mio respiro. Da quel giorno cominciammo a vestirci, a pettinarci, a curare il nostro aspetto, perché fuori c’erano gli uomini. E le nostre anime dovevano per forza diventare belle”

***

Scrivo per dialogare con qualcuno. La poesia è una delle tante manifestazioni della vita. È un modo di parlare, può essere cattiva, buona, iraconda, inutile. È un modo di far teatro. La poesia è una maschera greca, un carnevale. Una dignità che non si ha, una dignità che si soffre. D’altronde ogni poeta vende i suoi guai migliori. Può essere anche un modo di sentirsi pazzi. Un modo di sentire e di sentirsi, di essere al mondo. Ma modo irrinunciabile; investitura divina che non consente abiure; personalissimo, esclusivo esserci; condanna e dono insieme.

Sono nata il 21 a primavera
Ma non sapevo che nascere folle
Aprire le zolle
Potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
Vede piovere sulle erbe
Sui grossi frumenti gentili
E piange sempre la sera
Forse è la sua preghiera

Adattamento a cura di Marzia Ercolani di “L’altra verità, diario di una diversa” – Alda Merini